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Nati da una pancia.... che non è la mia/il parto visto da una mamma adottiva

Il blog di genitori adottivi di MilanoMarta e Alberto, i nostri genitori adottivi, partono da un modulo informativo dell'asilo per farci rifettere sul momento del parto e della nascita

Leggo le domande del modulo prestampato da restituire al medico scolastico (e io che pensavo non esistesse neanche più…) della scuola materna di mia figlia. Parto a termine? Anticipato? Problemi pre-natali? Quando i primi passi, le prime parole? Malattie in famiglia… Allattamento al seno o artificiale?

I quesiti a raffica della modulistica e le visite mediche sono sempre un banco di prova, ti restituiscono la nuda realtà dei tuoi bambini. Non puoi mettere nessuna crocetta, ti rassegni a scrivere un laconico: “Notizie non conosciute”.
Che dire del tema parto? Quando esco con le colleghe mamme dei compagni di scuola di mio figlio (al gruppo si è aggiunta da qualche tempo anche un’ostetrica…), non c’è cena in cui non si arrivi a parlare - in genere mentre arriva il dolce - della loro nascita, di doglie, contrazioni, anestesie epidurali.

All’inizio provavo un po’ d’imbarazzo, non potevo partecipare alla conversazione e il mio pensiero si perdeva, andando ad un parto di cui non ho alcuna informazione. Con gli anni ci ho fatto il callo. E devo dire che anch’io ho il coniglio da tirare fuori dal cappello: sono diventata mamma in ventiquattr’ore, con un travaglio che non ha nulla da invidiare a quello biologico!

Ma ammettiamolo: se le mamme adottive stanno alla larga da “pance e parti” è perché, da un lato, non ne sanno nulla e dall’altro l’argomento scotta, sfiora una ferita che, per quanto ben rimarginata, si preferisce non stuzzicare troppo. Spesso le mamme adottive amano dire ai loro figli che sono “nati dal cuore”. La metafora è bella e in fondo è vero che li abbiamo “tenuti” nel nostro cuore. Ma diventa inadeguata, rischia di scricchiolare con il passare degli anni, non soddisfa più la domanda che si agita dentro i bambini.

I nostri figli nelle nostre pance vorrebbero essere stati, spesso vogliono rinascere anche solo per finta o per gioco da queste pance. E anche noi li avremmo voluti tener dentro e togliere loro la fatica di un’origine diversa, dolorosa, traumatica.  Non si può banalizzare, minimizzare, nascondere la grandezza del venire al mondo. Anche noi, madri adottive, non possiamo proprio eludere la questione: il momento del parto racchiude in sé una sua intoccabile sacralità. Gioia e dolore si mescolano visceralmente, e la vita irrompe, nonostante tutto, in tutta la sua forza e la sua bellezza.

Puoi seguire Marta e Alberto anche sulla rivista Adozione e dintorni – GSD informa. www.genitorisidiventa.org

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