Massimo, papà MM, metropolitano milanese, riflette sui recenti fatti di cronica che riguardano i licenziamenti di neo mamme...e la festa delle donne
"Ho letto sulle pagine del Corriere di una donna costretta dai vertici aziendali a licenziarsi dopo essere diventata mamma. Dirigente da anni, ha lavorato fino a una settimana prima del parto ma poi, una volta rientrata al suo posto, è stata trasferita, mobbizzata e alla fine costretta a lasciare. Eppure la diretta interessata aveva garantito che la maternità non avrebbe inciso in alcun modo sulle sue performance aziendali e che tutto sarebbe stato come prima.
Mi viene da pensare che noi, padri e madri, certe situazioni le andiamo un po' a cercare. Che cosa pensiamo di raccogliere se ci riproduciamo nella convinzione e nella speranza che nulla possa né debba cambiare dopo l'arrivo di un figlio?
Ministre che dichiarano di non voler perdere nemmeno un giorno di lavoro dopo la maternità, donne che si ripromettono di lavorare ancora più intensamente, imprenditrici che propongono nidi in azienda aperti anche di notte...
Tutto a imitazione di un modello manageriale imposto non dalla cultura maschile, ma dalla peggiore cultura maschile: quella che non premia la qualità del lavoro ma la quantità del tempo impiegato, non l’obiettivo raggiunto ma il tempo perso in riunioni. Un modello che punisce due categorie di individui: le persone di vero talento e le donne.
Perché piegarsi? Perché adagiarsi sulla mediocrità altrui? Perché non ritrovare l’orgoglio di se stessi? Perché non ribellarsi?
Io non credo che nulla debba cambiare dopo l'arrivo di un figlio. Credo che tutto debba mutare. Che il cambiamento sia da esigere, vada richiesto, imposto a se stessi e agli altri, regolato più delle quote rosa, della legge sulla sicurezza o delle norme sulla privacy.
Credo che fino a quando ci saranno mamme e papà convinti che ogni cosa dovrà restare come prima, avremo città senza verde, strade senza ciclabili, aziende senza cervelli, nazioni senza futuro.
Buon 8 marzo