ll 31 dicembre 2009 ha segnato una svolta per l'Italia sul tema della crioconservazione delle staminali del cordone ombelicale: il governo italiano ha infatti Istituito la Rete nazionale delle banche dedicate, chiamata Italian Cord Blood Network, e contemporaneamente ha stabilito che nel nostro Paese sarà possibile effettuare la raccolta del sangue per uso "autologo" (cioé privato e personale) ma non la conservazione.
Ciò significa, in sostanza, che le madri che sceglieranno di conservare il sangue del cordone ombelicale esclusivamente per il proprio bambino potranno farlo raccogliere (a spese proprie, dopo aver ottenuto l'autorizzazione all'esportazione dal ministero della Salute) e poi dovranno appoggiarsi a una banca estera per conservarlo.
Scelta solidale
"La scelta del legislatore italiano è in linea con le raccomandazioni internazionali, sia scientifiche che bioetiche, dei maggiori esperti, che tiene conto dei costi, delle evidenze scientifiche, dell'opportunità. Ma è anche e soprattutto una scelta di educazione alla solidarietà", spiega a www.radiomamma.it il dottor Paolo Rebulla, ematologo responsabile della Banca Lombarda del Sangue Cordonale. La maggiore d'Italia, che ha sede presso la Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e il San Matteo di Pavia. "Pensiamo al grande vantaggio sociale che può realizzarsi attraverso l'aumento delle donazioni: più aumenta il nostro inventario di cellule staminali emopoietiche, maggiori saranno le possibilità per i malati di tutto il mondo di accedere a un trapianto. Insomma, questa scelta può andare a beneficio di tutti, anche del proprio bambino".
Il "colosso" lombardo
La Milano Cord Blood Bank del Policlinico è convenzionata con 21 sale parto della Lombardia e della provincia di Trento. E' stata creata nel 1993 e fino ad ora ha raccolto circa 24.000 campioni di sangue cordonale, di cui 8.000 disponibili per trapianto (infatti solo un terzo dei campioni, che contengono un numero di cellule staminali sufficienti per eseguire il trapianto in condizioni di sicurezza, viene conservato nella banca. I restanti due terzi, previo consenso informato della madre, vengono utilizzati per la ricerca scientifica).
"Grazie ai campioni raccolti", spiega Rebulla, "In tutto il mondo dal 1995 ad oggi sono stati possibili 411 trapianti. Rispetto all'intero inventario mondiale delle banche, nel mondo sono stati fatti finora 6.126 trapianti. Oltre 6mila persone, affette da leucemie, linfomi, talassemie o immunodeficenze hanno avuto salva la vita grazie a questo gesto di generosità delle madri".
Proprio per far proseguire il lavoro della Cord Blood Bank lombarda secondo il livello di eccellenza che l'ha contraddistinta in questi anni, il 15 gennaio la Giunta regionale della Lombardia ha deciso di rinnovare per tre anni la convenzione con le due sedi. Per lo svolgimento delle loro attività sarà garantito a ciascuna struttura un finanziamento annuo di 1,3 milioni di euro fino a tutto il 2012 (per un totale di 7,8 milioni di euro).
Come donare?
"Il sangue cordonale deve essere raccolto secondo un sistema di qualità certificato", spiega Rebulla, "E congelato e processato entro 48 ore. E' evidente che non tutti gli ospedali hanno risorse e personale dedicato a questa procedura". Per le future mamme interessate a donare il proprio cordone, è dunque fondamentale informarsi se l'ospedale cui si fa riferimento per il parto aderisce alla rete della donazione: per questo, sul sito Adisco Lombardia c'è l'elenco delle strutture aderenti.
E' poi necessario avvertire il proprio medico e il personale dell'ospedale di voler esprimere il consenso alla donazione: c'è un modulo dedicato, con una scheda che raccoglie il profilo sanitario della donatrice e verifica che questa non abbia malattie trasmissibili.
Per donare il sangue del cordone ombelicale è necessario essere in buone condizioni di salute: come per le donazioni di sangue, esistono condizioni cliniche e comportamenti a rischio che ne precludono l’effettuazione. Alcuni criteri di esclusione riguardano l’esistenza di varie patologie a carico dei genitori e/o famigliari: vengono rilevati con criteri anamnestici mediante dettagliati questionari clinici compilati dal personale sanitario durante il colloquio d’intervista con la donatrice. Altri criteri di esclusione alla donazione sono di natura ostetrico/neonatale e vengono valutati dal personale medico e ostetrico durante la gestazione e almomento del parto.
Una volta espresso il proprio consenso alla donazione presso la struttura abilitata alla raccolta, saranno gli operatori stessi a introdurre la futura mamma nel percorso, completamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale e che prevede:
• un colloquio con medico o personale ostetrico opportunamente formato dalla Banca del Sangue Cordonale per la compilazione del questionario anamnestico sulle condizioni di salute generali;
• un prelievo del sangue per l’esecuzione degli esami di legge obbligatori per la donazione del sangue al momento del parto;
• un controllo a 6/12 mesi dal parto (su chiamata diretta da parte della struttura) dell’anamnesi della madre e del piccolo donatore con ripetizione degli esami di legge obbligatori sulla mamma per validare definitivamente il campione prelevato.
La raccolta viene effettuata, da personale appositamente formato, al momento del parto (sia vaginale sia cesareo), quando il cordone è già stato reciso e il neonato è stato allontanato dal campo operativo, senza procurare alcun rischio o sofferenza alla madre o al neonato.
La donazione "dedicata"
Oltre alla donazione del cordone per scopi totalmente solidaristici, la legge italiana consente in ogni caso l’utilizzo personale del sangue del cordone ombelicale, quando nella coppia o nella famiglia ci siano malattie genetiche per le quali risulta appropriato l'utilizzo di staminali cordonali. Il sangue del cordone viene dunque raccolto da neonati fratelli di pazienti affetti da patologie potenzialmente curabili con il trapianto di progenitori emopoietici, o anche da neonati primogeniti, secondo una logica preventiva. "L'ultimo decreto del Ministero della Salute", aggiunge Rebulla, "ha esteso questa possibilità anche a tutti i bambini con patologie tumorali che hanno fatto chemioterapie e che dunque sono potenzialmente esposti al rischio di sviluppare leucemie. Ad oggi la Banca lombarda ha raccolto e conservato 380 campioni per la donazione dedicata".
Per valutare l’opportunità di attivare la procedura di raccolta di unità "dedicata", il medico specialista che segue il piccolo paziente o la coppia può mettersi direttamente in contatto con il Responsabile Medico della Banca territoriale. In questi casi viene attivata una reperibilità che consente di poter gestire l’unità raccolta, indipendentemente dal giorno e dall’orario del parto.
Per ulteriori informazioni, visitate il sito dell'Associazione Donatrici Italiane del Sangue da Cordone Ombelicale-Adisco.
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