Come vive la mamma il momento del parto? E il suo bimbo? La dottoressa Mariangela Mazzoni, del Centro Gianburrasca di Jonas, guarda a quel momento della prospettiva di entrambi. E della separazione.
Sappiamo bene come la gravidanza e il parto siano eventi differenti. I nove mesi che precedono l’arrivo di un bambino nel mondo scombussolano e smuovono il nostro immaginario. I desideri, i sogni, i pensieri che investono le madri durante la gravidanza mostrano bene quanto essa non sia prettamente un evento esclusivamente “naturale”, ma intrisa di un vissuto più profondo. Questo vissuto circonda e avvolge una futura madre, un futuro padre, una coppia, una nuova famiglia.
Per una donna dare alla luce un bambino è sbirciare con sguardo attento quell’essere innocuo e inerme per sfiorarne i contorni del corpo, le pieghe, per contarne le dita di mani e piedi. Significa conoscere finalmente colui che prima “saltellava” allegramente nella nostra pancia, mentre noi non desideravamo altro che dormire alle 03.30 del mattino. Vuol dire osservare infine chi immaginavamo biondo e con gli occhi azzurri ma che per qualche strano caso del destino è venuto fuori pieno di riccioloni neri!
Il bambino desiderato e sognato non è solamente colui che abbracciamo e teniamo in grembo, ma è quel primo incontro che il più delle volte ci lascia sgomenti e che segnerà il nostro futuro. E’ proprio lo scarto tra il bambino desiderato e il bambino reale che segna il nascere.
Alcune volte non è facile separarsi dal bambino che abita il proprio ventre ed i propri desideri. La psicoanalista Françoise Dolto afferma in un suo famoso testo che: “Un figlio è una vita, ed una vita incarnata è una parola sconosciuta, vera , vivente, avviluppata dalla carne.”
Sul lato del bambino, invece, nascere è separarsi dal corpo che per 9 mesi lo ha accudito, coccolato, scaldato, amato e nutrito. L'incontro con il corpo implica per il bambino l'essere assalito dall’urgenza del bisogno, ora che non è più immerso nella soddisfazione completa del “tutto a portata”. Per il bambino questo comporta l'affidarsi totalmente ad un adulto che - curando, scaldando, sfamando e coccolando - interpreta il suo pianto, il suo grido, rimandandogli, attraverso risposte sempre meno incerte, l’idea che si è fatto dei sui bisogni e di lui.
L'esperienza di essere mamma
L'esperienza di essere mamma è qualcosa che non si può descrivere e ogni momento vissuto insieme a tuo figlio ti fa capire come egli cresca e diventi sempre più indipendente. E' fantastico vedere l'evoluzione sia fisica che psicologica di un esserino che x ben 9 mesi, e ancora prima di aspettalo, un genitore cerchi di immaginarsi come possa essere il proprio figlio e già in qualche modo ci si prietta nel lontano futuro pensando a quando egli sarà grande....ma quando sono così piccoli, quando ancora non riescono ad aprire gli occhi, quando ancora non si sono resi conto che c'è un mondo completamente estraneo a loro, tu mamma ti rendi conto quanto il tuo atteggiamento verso la vita sia importante e ti rendi conto che tutt'ad un tratto diventi i suoi occhi, le sue mani e le sue orecchie.
Brava Mariangela!
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