L' s.o.s ti rimbalza impaziente tra i messaggi del cellulare - "Basta, non ce la faccio più" - o nelle caselle di posta elettronica: "non vedo l'ora di tornare a lavorare". Oppure ti sorprende in aeroporto, sbuffato da una perfetta sconosciuta "sono più stanca di quando sono partita" e perfino sulla super family friendly Cliclabile della Val Pusteria che unisce San Candido a Lienz urlata in faccia a prole indisciplinata da insospettabile papà: "Torno in ufficio, è meno faticoso". Che succede?
Succede che, in molti, abbiamo bisogno di una vacanza. Dalle vacanze, con figli. Ma ammetterlo si può? Lamentarsi è lecito dopo un anno lavorativo trascorso a lamentarsi del poco tempo che abbiamo per stare in famiglia e a sognare la vacanza tutti insieme? Siamo mostri, o cosa?
Esseri umani!. A tranquilizzarci, arriva il prestigioso quotidiano americano The New York Times che, inondato di email da parte di genitori che non sanno a chi altro confessare la loro stanchezza post vacanza con i figli e sinceramente sorpresi dal desiderio di tornare al tran tran lavorativo, pubblica un racconto sul viaggio in macchina di un padre e una madre arrivati all'ultimo grado di sopportazione della prole in vacanza.
Non finisce come la favola di Hansel e Gretel, tranquilli. Serve a far capire che non siamo gli unici a sentirci così...e a non spaventarsi troppo per questi sintomi:
- schiena spaccata per le lunghe passeggiate con un pargolo nello zaino (fa più male che la schiena spaccata da ore e ore di seduta davanti al pc);
- attacchi di ansia da cena al ristorante con bambini piccoli: che sclereranno - urlando, rovesciando, schizzando, disturbando - è certo. L'ansia è data dall'incertezza sul quando;
- voglia di tornare a lavorare, e smania di controllare i messaggi di posta elettronica;
- sgridata facile che cade nel vuoto e rabbia per la sua scarsissima efficacia
Il rimedio? Pensate al collega più odiato, al capo più aspro, all'orrendo caffè della macchinetta e godetevi gli scampoli di vacanza
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