Papà a rapporto!/ Cosa ci faccio qui

 Max, blog del papà di MilanoMassimo, che si definisce Papà MM (Metropolitano Milanese), ci regala un ritratto divertente, allucinato, appassionato e politicamente scorretto del suo quotidiano da genitore.

Tutto è cominciato un pomeriggio d’estate di oltre trent’anni fa, sull’autostrada del sole. A bordo di una Lancia Fulvia 1.3 berlina diretta al mare, un bambino si mise a osservare incantato dal finestrino uno stormo di rombanti veicoli a due ruote superare auto e camion in coda. E scomparire verso la libertà.

Vent’anni dopo, quel bambino avrebbe finalmente coronato il suo sogno acquistando una moto, nera e con lo stesso strano motore sporgente. E incominciò a riflettere sul senso dell’esistenza in movimento.

Inutile dire che quel bambino ero io e che la moto, dopo la nascita di Nana1 e Nano2, è diventata una parte – importante, ma senza rimpianti, lo giuro! - del mio passato.

Ma che cosa c’entra la moto con il fatto che mi trovo qui a parlare da papà in un sito dedicato alle mamme? C’entra eccome, perché senza quella moto, forse, chissà, non mi sarei mai lasciato guidare da una ragazza nella conquista della mia dimensione attuale di papà.

Tutto quello che sono e che ho oggi - compresi l’insonnia cronica, la nevrastenia da calcio interruptus causa risveglio improvviso dei nani, e la voglia di combattere per una città che quantomeno contempli la presenza di bambini - in fondo, oltre che a mia moglie lo devo anche alla moto.

Sono un papà imperfetto, presente più che posso, spesso assente coi pensieri, buon collaboratore domestico, forse il terzo figlio di mia moglie, non un mammo. Eppure mi alzo 12 volte  la notte, cambio pannolini, lavo biberon e pavimenti, vesto e porto i nani al nido.

Lo faccio perché va fatto. Punto. L’egoismo dei miei geni mi suggerisce che dovrei essere altrove – a caccia di Mammuth? Maschio alfa del branco? – ma il buon senso mi ricorda che per sopravvivere nella giungla urbana e dare un futuro alla mia famiglia oggi devo fare (anche) questo. E ne sono felice.

In fondo se sono riuscito a (s)vendere la moto senza versare lacrime, e se ho avuto il coraggio di riprodurmi, pur vivendo nell’area metropolitana milanese, posso reggere qualunque prova.

A presto

Ah Massimo Massimo..... come

Ah Massimo Massimo..... come mi ci vedo nella tua descrizione.
Vuoi sapere cosa rispondo a chi mi chiede "che lavoro fai?": l'equilibrista.

Si perchè a 38 anni con TRE nani, una moglie, un cane, una moto, il nuoto, un'attività imprenditoriale piuttosto complessa, il mio Mac, un corposo giardino senza giardiniere, i miei amici e ultima, ma non per merito, la mia dolce metà... DEVI essere un'equilibrista.

Non ho ancora capito se sono un'egoista di prima categoria o un resistente dell'era moderna, forse servirebbe una giornata da 27 ore.... ma io NON voglio/posso rinunciare a nulla di tutto questo.
E allora lo faccio perchè va fatto!

Per gioco, una sera io e mia moglie abbiamo fatto un conteggio. Abbiamo calcolato quanti patelli abbiamo cambiato da quando abbiamo in giro i nani. Oltre 5.000 lo scrivente, Circa il doppio lei.

Non condivido e mi urtano un "cicinin" quelli che prolificano e poi parcheggiano abitudinariamente i pargoli dai nonni o dalla tata, anche quando non hanno impegni lavorativi... solo per non fare "sacrifici".

E vi assicuro che tutte le mattine che vado in bagno a lavarmi e mi guardo allo specchio, mi ripeto "sono un ragazzo fortunato".

Buonanotte

gp

Complimenti Massimo, mi

Complimenti Massimo, mi piace molto ciò che hai scritto soprattutto quando termini dicendo che nonostante le alzataccie e i pavimenti da lavare, sei felice. Lo faccio perchè va fatto, dici...hai ragione è proprio così non ci sono grandi spiegazioni. Essere genitori è anche questo.
sono una mamma di un bimbo di 5 anni e di uno/a in arrivo...mio marito ti assomiglia molto perchè nonostante il suo lavoro di operaio con turni (anche notturni) è sempre presente, accompagna Emanuele all'asilo dopo aver terminato il turno di notte e se la stanchezza non è troppa, di ritorno al pomeriggio trova la forza di giocare insieme a lui.
Insomma dopo tutto ci sono ancora dei papà davvero degni di questo nome.
Ciao
Carmen

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