Imparare l'arte al PAC: intervista a Marta Ferina, responsabile dell'area didattica del museo
Al PAC, il Padiglione di arte Contemporanea di via Palestro, partono i laboratori legati alla mostra 'Il Nouveau Réalisme dal 1970 ad oggi. Omaggio a Pierre Restany'. Un modo diverso di avvicinare i bambini all'arte, un'idea per godersi una bella mostra senza la preoccupazione di dover intrattenere i piccoli. A Marta Ferina, responsabile della gestione, ideazione e realizzazione delle attività didattiche interne al museo (attraverso M-arte, la società da lei fondata) abbiamo chiesto di parlarci di questo progetto. E lei ci ha stupito: " la preoccupazione che visitando una mostra i bambini si possano annoiare è solo un preconcetto dei grandi: i bimbi comprendono l’arte contemporanea meglio di noi!"
Come è nata l'idea di affiancare a mostre non ideate per l'infanzia dei laboratori per bambini?
Il fatto che le mostre non siano per i bambini è più che altro un pregiudizio degli adulti: nessuna arte nasce
per i bimbi, ma io credo che l’arte contemporanea sia più immediata per i piccoli che per i grandi. Questo
perché i bambini non hanno preconcetti o stratificazioni e non si aspettano da un’opera la riconoscibilità della figura. Inoltre nel contemporaneo si usano oggetti che fanno parte della vita di tutti i giorni, oggetti che per loro hanno un certo appeal: basti pensare ad alcuni artisti che utilizzano internet, i videogiochi o la fotografia. Il progetto dei laboratori nasce quindi dall’idea che l’arte contemporanea sia decisamente fruibile per i bimbi e che possa quindi essere un ottimo stimolo per la loro creatività’.
Milano, culturalmente, sembra offrire poco alle famiglie. Che impatto hanno avuto le vostre
iniziative sulla città?
Non sono d'accordo sul fatto che Milano offra poco per le famiglie. Credo piuttosto che offra tanto e che in
realtà sia la gente ad essere un po' pigra. Noi abbiamo 15 posti per ogni laboratorio e generalmente li riempiamo tutti. Abbiamo decisamente una buona risposta da parte delle famiglie.
Come si cattura l'attenzione di un bambino nei confronti di un'opera d'arte?
Durante le visite guidate e i laboratori si instaura sempre un dialogo tra me e i giovani partecipanti. Io cerco di stimolare in loro delle domande e delle curiosità in modo da portarli alla corretta interpretazione dell'opera,
fornendogli i giusti strumenti e coinvolgendoli direttamente in uno scambio continuo.
Cosa ci può anticipare dei laboratori legati all'ultima mostra?
Ogni laboratorio parte da una visita guidata interattiva di circa un’ora nel corso della quale raccolgo stimoli e idee per creare un percorso lavorativo che risulterà personalizzato in base alle esigenze del gruppo. Ci si
sofferma su alcune opere in particolare e poi si passa alla fase pratica vera e propria: a volte ci si concentra su una determinata tecnica usata dagli artisti in mostra, ma sempre rielaborata, per coglierne meglio i significati. Tra noi e i bambini c’è un continuo scambio di stimoli, energie e creatività. Per quanto riguarda ‘Il nouveau Realisme’ci sono due diversi laboratori.
Con i più piccoli (6-9 anni) lavoreremo sul Dé-collage (tecnica ben rappresentata in mostra da Hains, Villeglé, Rotella e Dufrène), con la carta e i giornali, creando delle storie che potranno essere bi- o tridimensionali: collage di immagini che partono da simboli e stereotipi del contemporaneo per diventare altro. Insieme ai più grandi (8-11 anni) ci occuperemo dell'Accumul-azione e ci concentreremo sulle opere di Arman, César e Tinguely, interessanti per il differente uso dei materiali di recupero: oggetti identici accumulati nella stessa opera. I bambini useranno oggetti di uso quotidiano per darvi una nuova forma, un nuovo significato.
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