Scuola 0-6: via libera alla tecnologia che va naturalizzata
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“La scelta sul digitale va fatta con la stessa cura e attenzione con cui si coprono tutte le prese di corrente, si mettono le chiusure di sicurezza ai cassetti o i paraspigoli sui mobili e con cui si sceglie la frutta migliore per i propri figli”. Michele Marangi insegna tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento all’Università Cattolica di Milano e fa parte del CREMIT, Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Innovazione e alla Tecnologia, e spiega come sia necessario il passaggio della naturalizzazione. Tablet, app, smartphone e pc sono fondamentali nell’educazione anche per i bambini più piccoli. La scommessa del futuro è come entreranno nel sistema educativo, scolastico e familiare.
Nella fascia 0-6 come entra la tecnologia?
Fino a pochi anni fa si pensava che la tecnologia nella fascia 0-6 fosse problematica e dannosa. È un pensiero superato dai tempi. Nei mesi di lockdown si è dovuto farne uso anche fra i più piccoli per i contatti con scuola e famiglia. Una necessità dunque. Sempre di più poi i bambini vedono non solo il televisore, ma più oggetti utilizzati dai genitori. Sono loro a essere fondamentali e devono diventare consapevoli di quanto uso e di che tipo di uso fanno della tecnologia quando hanno figli o figlie nella fascia 0-6. I genitori spesso non conoscono siti ben fatti, app educative per i bambini, che permettono di non rimanere nello schermo, che è il vero errore da non fare.
Cosa significa non rimanere nello schermo?
Non bisogna usare lo schermo come punto di arrivo. Bisogna trovare e utilizzare app che portano, per i bambini per esempio, alla manipolazione: passare dal touch al tattile. Queste app sono spesso a pagamento, ma è un ostacolo che i genitori devono imparare a superare. Come si paga per un giocattolo di qualità così si deve spendere qualcosa per l’app pedagogica.
Quanto è importante in questa fascia il ruolo del genitore?
Un genitore che ha oggi un bambino fra zero e sei anni è nato già nell’eta del pc. Queste persone hanno avuto un rapporto ludico ed episodico con la tecnologia e non capiscono che la tecnologia non è più uno strumento, ma un tessuto connettivo che è ovunque. Per questi genitori il primo smartphone era un giocattolo, era qualcosa di divertente, e non hanno ancora chiaro che questo oggetto invece va naturalizzato. Come i cibi, i vestiti e altri oggetti anche quelli tecnologici vanno considerati nella quotidianità. Con le dovute cautele i bambini devono saperci stare dentro, imparare a usarli. Il processo potrebbe essere questo: faccio una foto con il tablet, proietto la foto sul muro, poi sul muro disegniamo insieme.
Ci vuole tempo.
Viviamo in società complesse in cui i genitori non hanno tempo e chi fa tecnologia conta su questo perché è progettata e venduta per sembrare sempre semplice e reperibile. Invece il genitore deve avere consapevolezza del fatto che, come in tutte le prassi educative, deve impiegare tempo con il bambino. Sono le tre A identificate da Serge Tisseron nel libro “3-6-9-12. Diventare grandi all'epoca degli schermi digitali”: accompagnamento, alternanza e autoregolazione. Questo prevede un design pedagogico in famiglia, non solo nella scuola dell’infanzia. La scelta sul digitale va fatta con la stessa cura e attenzione con cui si coprono tutte le prese di corrente, si mettono le chiusure di sicurezza ai cassetti o i paraspigoli sui mobili e con cui si sceglie la frutta migliore per i propri figli.
Quale è la differenza con la tecnologia delle generazioni precedenti, la tanta televisione vista da alcuni?
Se guardo la televisione e qualsiasi cosa ci sia lo guardo, è un conto, se scelgo cosa guardare e ciò che guardo è qualcosa che mi affascina questo è uno stimolo e tutti gli stimoli vanno colti. Vale per il cinema, la letteratura e qualsiasi altra cosa. Il digitale però non lo guardo, la categoria chiave del digitale è l’interattività: funziona però se siamo alla pari nell’agire, non se eseguo quello che il sistema vuole che io faccia e continua a propormi sempre qualcosa da fare per non farmi staccare questo è rischioso nello 0-3 soprattutto, ma anche nel 3-6.
Cosa devono fare allora i genitori?
Fare sempre cose diverse davanti allo schermo. La vera questione è non arrivare subito allo smartphone. Il tablet lavora sulla manipolazione in altri modi. Lo smartphone è un oggetto dei genitori che i bambini fanno loro, lo schermo è piccolo, con il wifi posso trovare qualsiasi cosa. È più pericoloso.
Dove si trovano le app fatte bene?
Ci sono siti che recensiscono app pedagogiche, fatte con la stessa cura che c’è per i libri per l’infanzia, come Mamamo. Bastare prendersi un quarto d’ora a settimana per fare un giro su un motore di ricerca scrivendo “app interessanti per la fascia 0-3”. Come la letteratura per l’infanzia è letteratura per tutti, così per le app. Il digitale fatto bene non è solo un’attenzione per i piccoli, ma anche un’occasione per i grandi. Il punto chiave è fare le cose insieme: leggere il libro, come vedere la storia sul tablet, ma sempre insieme.
Cosa succede quando si va alla scuola primaria?
Il passaggio è evolutivo, fisico, psicologico. Nella fascia 6-11 diventa interessante cominciare a sviluppare autonomia nel digitale. Dalle app educative si passa ai giochi, ai programmi di montaggio. Io consiglio ai genitori di insegnare ai figli a fare foto e fare storytelling. Se poi a 12 anni il ragazzo vuole fare lo youtuber, non è un problema se sa farlo bene, se è creativo e se parla di cose che sono appassionanti. Bisogna coltivare la voglia di comunicare. Se a un bambino piacciono gli insetti gli si può dire di andare a cercarli, fotografarli, catalogarli. A quel punto usa il digitale perché ama gli insetti non per perdere tempo. Il vero problema è la noia, è lì che il digitale cattura. Il digitale non va pensato come un unicum, come non lo sono il cinema e l’arte. Va stimolata la curiosità e soprattutto va coltivata la passione. Nella fascia 6-11 comincio a cercare notizie, “a perdere tempo” su cose che mi interessano molto, quello mi orientano a quelle passioni che mi porto nella vita.
La pandemia ci ha fatto fare passi avanti o passi indietro?
Ci ha certamente costretto a usare molto di più il digitale e a farlo usare anche ai più piccoli. Chi è stato capace di farne un’occasione per usarlo bene, ne ha un vantaggio. C’è però anche ci può essere stato sommerso e vale per tutte le età. Non me la sentirei di condannare chi ha fatto vedere qualcosa ai figli a casa per tenerli calmi mentre lavorava. Il tema è però quello della capacità pedagogica, non tecnologica, di stare dentro alle tecnologie. In questo periodo anche le persone più restie hanno trovato un modo per viverle e gestirle. Le conseguenze, per chi si è fatto trascinare, in particolare i più piccoli, si vedranno fra qualche anno. La strada è comunque segnata: pandemia o meno, il digitale è destinato a essere sempre più presente nelle nostre vite. Tutti dobbiamo imparare a non farci sommergere. E dobbiamo trovare sempre più alternative per far recuperare ai bambini e alle bambine l’uso del corpo, la possibilità di fare attività fisica, il piacere di stare fuori e in compagnia di amici e amiche.
Quindi a scuola si va con il tablet?
Ci sono scuole che lo fanno già anche nella prima infanzia. Il tablet viene dato al bambino, ma diventa un oggetto della famiglia. È l’espressione pratica del concetto di naturalizzazione. Se imparo con questo mezzo a scuola, mi serve anche a casa. Non c’è separazione, nella fascia 0-6 la corresponsabilità educativa è concetto chiave. Il vero obiettivo è l’interdisciplinarità fare cose diverse attraverso lo stesso mezzo: entro, esco, lo uso quando mi serve e intanto mi diverto a fare tutto il resto.
Quale è il lato negativo per lo 0-6?
Lasciare che il flusso si impossessi dei bambini. Il digitale non deve diventare un ciuccio elettronico. Molte ricerche dicono che chi è abituato a usare meno il digitale lo usa meglio perché ha scelto cosa fare e ha potuto fare anche attività alternative. L’essere passivi è rischioso, dall’app si passa al videogame e alla chat continua. Serve una misura, ma ognuno deve trovare la sua.
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