Legalità: così trasferiamo la memoria di Falcone e Borsellino ai ragazzi
Trasferire la memoria, e con essa l’importanza dell’impegno civico, ai ragazzi di oggi. Come si fa nell’era del digitale, della capacità di attenzione che dura i pochi secondi di una story sui social, della disinformazione?
L’abbiamo scoperto al Teatro Ariberto di Milano, in una sala gremita di 300 ragazzi, maturandi dell’Istituto Leopardi e dei licei Manzoni e Orsoline, invitati, in occasione della settimana della legalità, all’anteprima milanese di “Falcone e Borsellino, il Fuoco della Memoria” diretto da Ambrogio Crespi. “Un docufilm che vi toccherà nella carne, preparatevi”, spiega Roberto Pasolini, Rettore del Leopardi ed organizzatore di questa proiezione dibattito cui partecipano anche il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia Camillo Falvo e la co-produttrice Alessandra Biondani.
Prodotto dal Dipartimento di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali dell’Università di Palermo, e scritto da Maria Gabriella Ricotta, Nino Blando, Luigi Sarullo, Ambrogio Crespi, il docufilm racconta la vita, l’impegno, l’eredità morale dei giudici Falcone e Borsellino da un punto di vista nuovo. Quello della memoria, viva, di chi ha visto e vissuto in prima persona quell’impegno e le stragi di Capaci e di via D’Amelio a Palermo. A parlare e a ricordare sono i colleghi dei magistrati, sono i colleghi degli uomini e delle donne delle scorte di Falcone e Borsellino, sono i giornalisti e i fotografi accorsi sui luoghi delle stragi, è Fiammetta Borsellino, figlia del giudice ucciso in via D’Amelio.
Obiettivo: trasferire memoria viva, perché le ceneri non parlano. Ma non solo: è un passaggio di testimone quello che avviene davanti ai nostri occhi e, al tempo stesso, un’iniezione di fiducia nei ragazzi. È un “tocca a te”, la legalità comincia dalla tua consapevolezza, dalle tue azioni quotidiane e dal tuo impegno. Lo spiega il Procuratore Falvo raccontando il suo lavoro quotidiano e ricordando che le organizzazioni criminali sono attive anche fuori dalla porta del teatro, a Milano. Lo suggerisce Alessandra Biondani raccontando la coproduzione del docufilm come un “imperativo etico, un impegno per i miei figli e per quelli di tutti”. Lo sintetizza la felpa con cappuccio che indossano gli studenti del Leopardi, “Cosa vuoi fare di grande?”
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