Adolescenti in lockdown: webinar di sopravvivenza per genitori
Arrabbiati, rancorosi, provocatori, polemici, incuranti di zone rosse e coprifuoco. O il contrario: apatici, spenti, assenti, e “sdraiati” al punto da non uscire mai di casa e a fatica dalla loro stanza. A quale di queste due categorie appartiene tuo figlio adolescente o preadolescente? Non è uno scherzo. Al giro di boa del terzo lockdown, sono così i nostri figli teenager. Non sai come prenderli. E il clima, in casa, diventa un inferno. Che si fa?
Abbiamo deciso di chiederlo a Fabio Salomoni, professione Family Coach. E la ragione è questa: servono consigli, pratici, orientati al risultato. Fabio ce li darà in diretta, martedì 2 febbraio dalle 20.30 alle 22, durante il webinar “Teenager in lockdown: dritte di sopravvivenza per genitori” a cui puoi iscriverti cliccando qui e sul pulsante qui a fianco.
Ecco un assaggio dei suoi consigli, che iniziano con una strigliata. “Non dobbiamo risolvere l’indolenza e la rabbia dei figli spronandoli, ma accettando il loro sentire, con curiosità e nel modo giusto”. Il come, per Fabio, è presto detto: “I genitori devono stare attenti al linguaggio del corpo, farsi notare il meno possibile e utilizzare metafore al posto di tante parole”.
Partiamo dai figli arrabbiati: cosa dico e come mi comporto di fronte a provocazioni e scatti d’ira?
FS: Quando i ragazzi sono arrabbiati, non ci sono parole che facciano avvertire gioia, c’è bisogno di un ascolto non accusatorio e curioso. Devi capire il perché della rabbia, ecco alcuni consigli:
- Non accettare la provocazione: Dillo chiaramente, “Sei provocatorio e non sono in grado di venirti incontro. Se vuoi parlarne tranquillamente c’è tutta la mia disponibilità”. Non essere provocatorio a tua volta, anche se con modalità diversa. Per esempio no all’ironia. Durante la rabbia l’ironia non è attiva;
- Chiedi, non dare giudizi: usa il tono di una persona che si interessa e vuole capire, non di uno che vuole trovare la soluzione;
- Niente interrogatori: “vorrei parlarne con te, dimmi tu quando puoi/vuoi”. Dai a tuo figlio l’opportunità di decidere un momento e un luogo per parlare insieme. Se non vuole farlo, non obbligarlo. Ma offri comunque il tuo aiuto e ammetti qualche colpa: “Mi dispiace, ho sbagliato qualcosa se non ti fidi a parlare con me, ti chiedo scusa, non sono nato genitore lo sono diventato. Ma non ti obbligo voglio solo che tu sappia che ci sono quando vuoi”;
- Evita domande “dirette”: dimentica i “Perché sei arrabbiato? Cosa ti fa arrabbiare?”. I ragazzi devono aprirsi a ruota libera, non rispondere a un’interrogazione;
- Non frenarli: mai dire “Non devi essere arrabbiato” pensando di consolare il proprio figlio, molto meglio: “Ti ascolto e giustifico e accetto la tua rabbia”.
- E se non vuole parlare? Fai la tua ammissione di colpa e offri il tuo aiuto: “
Se invece in casa ho un adolescente deluso, rassegnato, “sdraiato”, cosa dico e come mi comporto?
FS: Spesso quando un ragazzo è deluso vuol dire che ha obiettivi che crede irraggiungibili.
- Accetta la sua rassegnazione: è il primo passo, puoi farlo con frasi come “Lo capisco, mi sentirei anche io così alla tua età”;
- Non chiedergli di combattere le tue battaglie: non vuole venire alla manifestazione per la riapertura delle scuole? E’ perché è un tuo problema, non suo. I nostri figli vogliono il cinema, uscire con gli amici…Da un anno diamo loro messaggi contrapposti: “Esci, ma…”. Cosa costa meno fatica? Stare in casa.
- Parti da te stesso: cerca di capire come sei tu, genitore. Non ora, ma in generale. Sei uno che dice mezze frasi come: “Le cose non vanno mai come si vorrebbe” o “La vita è tutta una lotta”? Ecco lavora su di te, cambia il tuo linguaggio, parti da li.
- Stai attento al linguaggio del corpo: La carezza e l’abbraccio sono utili se richiesti dai figli, se no sono solo bisogni del genitore. In generale, attenzione a cosa comunichi con il corpo, non deve mai essere minaccioso. No al busto in avanti, segno immediato di attacco;
- Agganciati ai suoi interessi: crea complicità, rispetto ai suoi interessi, senza giudizio. Questo permette di instaurare dialogo e di comprendere su che obiettivi ragiona tuo figlio. Guarda video di continuo? Chiedigli: “Cosa guardi? Ma sono un gruppo nuovo? Perché ti piacciono? Cosa hanno di speciale?”
- Usa metafore: piuttosto che dire a tuo figlio cosa fare, racconta aneddoti e usa metafore. “A un amico è successo che...” funziona più del “Dovresti fare…” . E ricorda: no agli aneddoti su te, molto meglio “Ho letto su Fb, ho visto su IG, mi hanno detto che…”;
Foto di Andrea Piacquadio da Pexels
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