Bambini: serve educarli all'imprenditorialità e al fallimento
La cosa più importante da insegnare alle nuove generazioni? “Non avere paura di mettersi in gioco e di fallire”. Elena Ziky non ha dubbi, come mamma e come imprenditrice. La sua Piccoli Imprenditori Academy aiuta bambini e ragazzi, online e nelle scuole elementari e medie, ad acquisire le competenze che, secondo il Talent Shortage Report 2023 di Manpower, sono più cercate nel mondo del lavoro: creatività, risoluzione dei problemi, intraprendenza, pensiero critico, resilienza…
Perché serve un’educazione al fallimento?
Basta dare un’occhiata ai social. Viviamo in una società basata sulla celebrazione del successo e in cui si nasconde o si lavora molto poco sull’errore, a cominciare dalla scuola. Diciamo che non bisogna più usare i voti, abbiamo paura di dare e di ricevere giudizi, ma in questo modo come si impara a capire dove si è sbagliato? Il fallimento è una esperienza che nella vita può capitare di affrontare in diversi ambiti, l’educazione al fallimento serve a capire, fin da piccoli, che per raggiungere i propri obiettivi è necessario cadere e sbagliare un sacco di volte. Bisogna invertire la rotta e insegnare che provarci, e magari sbagliare, è normale. La cosa importante è analizzare il fallimento e da quello imparare e ripartire.
Come lavora sul fallimento Piccoli Imprenditori Academy?
Raccontiamo e analizziamo le storie di grandi fallimenti aziendali e analizziamo gli sbagli che poi si sono rivelati un successo: dall’invenzione del panettone a quella del post it. L’imprenditorialità non riguarda solo il mondo degli affari, sarebbe come dire che studiare la matematica da piccoli serve solo a chi sceglie fisica all’università. Allenare competenze come la creatività, la resilienza e l’analisi e risoluzione dei problemi vuol dire prepararsi ad affrontare la vita e a svolgere dei lavori che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Con le lezioni frontali tipiche della nostra scuola, i talenti, le energie e ciò che un bambino è in grado di fare non emergono perché difficilmente consentiamo a un alunno di esporsi. Invece è importantissimo farlo perché la progettualità e il mettersi in gioco cementano l’autostima.
Come insegni l’intraprendenza ad un alunno della primaria o della secondaria di primo grado?
I nostri corsi si volgono online con moduli di 8 lezioni live di un’ora a cadenza settimanale più video animati con quiz e giochi digitali oppure nelle scuole con moduli da 10 a 30 incontri di un’ora concentrati in un quadrimestre o scadenziati sull’intero anno. Stimoliamo gli alunni, a seconda delle età, a lavorare su tematiche concrete, come l’inquinamento dei mari. Il primo passo è analizzare il problema e coinvolgere la classe a proporre delle soluzioni: sottomarini-aspirapolvere che catturano gli oggetti di plastica e campagne di sensibilizzazione e attivismo per albergatori e turisti sono alcune delle proposte emerse recentemente. Quindi si discute in gruppo sulla più utile e fattibile, e insieme si trasforma l’idea in progetto ragionando su quanti fondi servono e come trovarli, sulla comunicazione e la promozione creando loghi o siti o animazioni con Scratch o Canva. Come finanzio il mio progetto? Come lo racconto? Come vendo il mio prodotto o servizio?. Alle lezioni online, cui si può partecipare anche in piccoli gruppi di amici, possiamo partire dalle idee imprenditoriali di qualcuno oppure analizzando i loghi e i prodotti di aziende facilmente riconoscibili da bambini e ragazzi. Usiamo la gamification e video motivazionali
Imprenditori si diventa, dunque?
Certamente il contesto familiare influenza. Ci sono caratteristiche che aiutano nella vita da imprenditore e che si notano subito nei bambini: l’organizzazione, la capacità e l’energia di proporre un’attività e di coinvolgere gli altri, la sensibilità di includere e sostenere anche i compagni più timidi…lo sviluppo di competenze e abilità imprenditoriali è un percorso lungo una vita. E molto spesso parte dalla risoluzione di problemi che si sentono come vicini, fin da bambini.
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