Come parlare a bambini e adolescenti della guerra in Iran
Come parlare con i figli della guerra in Iran? È giusto proteggerli o parlare apertamente del conflitto? E come aiutare bambini e ragazzi a gestire la paura? “Non nascondere i pericoli della guerra, non negare il fatto che sono sempre più vicini. Ma usare l’educazione alla pace e la storicizzazione, andando a chiedere aiuto ai nonni”, consiglia Carlo Trionfi, psicoterapeuta del Centro Studi Famiglia.
Come parlare ai figli della guerra in Iran, senza preoccuparli?
Trionfi: La dimensione rassicurazione è centrale. Dobbiamo evitare di aggiungere ansia all’ansia dei media, facendo grande attenzione considerando che i nostri figli, a tutte le età, hanno le antenne. Loro riflettono la nostra paura. Se ci sentono parlare in modo preoccupato dello scoppio della terza guerra mondiale, loro lo registrano e percepiscono come fatto reale. In più siamo in una condizione di altissima comunicazione e spesso quella data dai media è orientata a fare paura. Invece bisogna usare metodi di comunicazione differenti, che siano rassicuranti: l’educazione alla pace e la storicizzazione, andando a chiedere aiuti ai nonni, educando al coraggio
Cosa vuol dire fare educazione alla pace e perché è rassicurante?
Trionfi: Ai nostri figli possiamo dire: “Ci sono nemici esterni che ci stanno aggredendo e dobbiamo difenderci e noi saremo forti, stai tranquillo”, questa è educazione alla guerra. Entriamo nella dinamica del: c’è un cattivo fuori ed è lì per aggredirci. Questo, oltre a non rassicurare, favorisce anche dinamiche violente interne alle relazioni che i nostri figli hanno nella loro vita. Invece se diciamo ai nostri figli: “C’è la guerra, ma c’è la dimensione della solidarietà, dell’accettazione del diverso, della tutela della fragilità, della negoziazione, del ripudio della guerra, stai tranquillo”, stiamo facendo educazione alla pace. Stiamo spostando il discorso dal contro il nemico al contro la guerra. Ed è rassicurante, perché così attiviamo l’uso di strumenti relazionali pacifici di lotta al dogmatismo di queste guerre. Parlando così ai nostri figli non solo sosteniamo una cultura di pace, ma trasmettiamo ai ragazzi la consapevolezza che esistono strumenti per combattere la guerra e che ci si può attivare. Leggere insieme ai più piccoli la poesia di Rodari “Promemoria” e con i più grandi la Costituzione fa vedere gli strumenti di attivazione e porta i nostri figli in una dimensione diversa. Quando si è spaventati tendiamo a reagire attaccando o fuggendo. Se invece responsabilmente diamo ai ragazzi strumenti di attivazione di cui possono farsi carico a qualunque età, diamo loro la possibilità di attivarsi nel combattere la guerra (non il nemico) e questo rassicura. Il si può fare qualcosa tranquillizza.
Storicizzare come può aiutare ad avere meno paura?
Trionfi: Chiamiamo i nonni in soccorso, la dimensione storica per raccontare come sono andate le cose in passato. Il racconto delle guerre passate porta la possibilità di contemplare che c’è una sopravvivenza, un futuro. Siamo abituati a decenni di pace e per fortuna noi e i nostri figli abbiamo poca consuetudine con la guerra. Invece avvicinarli a quanto è successo aiuta, rassicura. Il racconto di un nonno o leggere testimonianze di guerre passate che raccontano per esempio della Milano bombardata portano a dire e pensare: “Ci hanno bombardati, c’è stata la guerra e sono morti in tanti, ma siamo sopravvissuti”. Storicizzare significa dire ai nostri figli che è vero che può succedere, ma che, come genere umano, abbiamo sempre trovato gli strumenti per andare avanti. Storicizzazione fa sì che si possa prefigurare un futuro possibile. E questo rassicura, a tutte le età.
E davanti alla paura dei nostri figli cosa proporre?
Trionfi: Ci vuole educazione al coraggio. Non nascondiamo i pericoli della guerra, ma spieghiamo che va affrontata la situazione con coraggio. Bisogna percepirsi come persone forti, che trovano le soluzioni. Noi abbiamo un’educazione centrata sulla tutela e la cura del minore. Siamo poco avvezzi ad esporli. Invece vanno esposti a contenuti che permettano di contemplare che ci sono già state guerre, che non sono belle cose, ma non hanno interrotto il futuro. Si muore con le guerre, è vero. Ed è giustificato e va bene aver paura. Ma si sopravvive anche. Il coraggio di affrontare questa situazione di paura è essenziale anche perché i nostri figli possano combattere le proprie guerre.
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