EU Kids Act, Teen Account su Instagram e parental control su WhatsApp: cosa cambia per i minori online e cosa devono fare i genitori
Account Teen su Instagram, controlli parentali su WhatsApp, limiti di tempo, età minime. Nel 2026 governi e piattaforme si muovono nella stessa direzione: vietare o limitare l'accesso di bambini e ragazzi a social, chatbot e dispositivi. L'Australia ha introdotto a dicembre 2025 il primo divieto al mondo per gli under 16. Il 17 settembre la Commissione europea ha presentato l'EU Kids Act, la proposta più ambiziosa mai messa in campo a Bruxelles.
Alla base ci sono dati che preoccupano. Secondo l'Eurobarometro 2026, circa il 33% dei minori si dichiara stressato o triste e il 90% segnala sintomi (depressione, difficoltà di concentrazione, disturbi alimentari) legati all'uso eccessivo dei social. Ma vietare basta? "Tutto ha senso, ma funziona solo se stimoliamo una comunità educante. Un genitore crea l'account teen e dice “fatto” la piattaforma e i governi mettono limiti e dicono “fatto”. Ma poi chi monitora e soprattutto chi educa? Serve un passo di tutti: scuola, genitori, politica e piattaforme. I limiti da soli non risolvono", spiega Giovanni Siena, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell'Associazione nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo ETS.
Minori, social e IA: le nuove regole del 2026 da gennaio a settembre
EU Kids Act: cosa prevede la proposta europea su social e minori
La proposta è stata presentata il17 settembre dalla Commissione europea. Non è ancora legge (serve il via libera di Parlamento e Consiglio).
- Tre fasce d'età: sotto i 13 anni nessun accesso ai social; 13-14 anni account limitati, collegati a un genitore e con tetto di un'ora al giorno; 15 anni è l'età minima per aprire un account in autonomia.
- Le regole valgono anche per YouTube, chatbot IA e videogiochi online.
- Le piattaforme dovranno eliminare i meccanismi che creano dipendenza; multe fino al 6% del fatturato globale.
- Per verificare l'età è previsto un sistema comune, un'app che certifica l'età senza trasmettere dati personali superflui.
Australia: il divieto dei social sotto i 16 anni funziona?
- Social vietati agli under 16 dal 10 dicembre 2025 (multe fino a 50 milioni di dollari australiani).
- Risultato a metà 2026: circa il 58% dei teenager usa ancora i social ogni giorno (era il 60% prima del divieto). Il divieto si aggira facilmente. Meta dichiara di aver rimosso oltre 750mila account di minori di 16 anni.
Teen Account su Instagram e Facebook: come funzionano in Italia
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Sono attivi anche in Italia e in Europa: tutti gli under 18 vi rientrano automaticamente e i genitori devono acconsentire a ogni modifica.
- Filtrano contenuti sensibili (violenza, linguaggio forte, sfide rischiose) e bloccano le ricerche su temi come suicidio e alcol.
- Da giugno le protezioni valgono anche su Facebook e Messenger.
YouTube per minorenni: come l'IA stima l'età e quali limiti scattano
- Un'IA stima l'età reale dell'utente, a prescindere dalla data di nascita dichiarata.
- Se ti classifica come minorenne, scattano limiti ai contenuti vietati ai minori e promemoria di benessere digitale.
WhatsApp per under 13: gli account gestiti dai genitori e il PIN
- Sono account con solo messaggi e chiamate (niente Meta AI, canali, stati).
- I genitori impostano un PIN a 6 cifre sul dispositivo del minore per autorizzare qualsiasi modifica alle impostazioni di privacy o per aggiungere nuovi contatti. Questo impedisce al bambino di aggirare le restrizioni
- I genitori decidono chi può contattare il figlio e a quali gruppi può iscriversi, ma non possono leggere i messaggi (crittografia end-to-end).
Chatbot e intelligenza artificiale per teen: Character.AI, ChatGPT e controlli parentali
- Character.AI: dal 25 novembre 2025 gli under 18 non possono più fare conversazioni libere con chatbot, dopo le cause legate a suicidi di adolescenti.
- ChatGPT for Teens (agosto): esperienza dedicata ai 13-17 anni, attivata automaticamente se il sistema stima che l'utente sia minorenne, con più tutele su contenuti sensibili e roleplay romantico o sessuale.
- Da marzo OpenAI offre anche i controlli parentali. Il genitore collega il proprio account ChatGPT a quello del figlio e gestisce direttamente le impostazioni, può poi impostare orari in cui non è utilizzabile, disattivare la modalità vocale, la memoria delle conversazioni e la generazione di immagini, ed escludere i dati del figlio dall'addestramento dei modelli
Bambini e ragazzi e social: oltre ai limiti di governi e piattaforme, cosa possono fare i genitori. i consigli dell’esperto
Ma dati i limiti e fatte le norme, cosa possono fare i genitori e la scuola? Giovanni Siena, psicologo, psicoterapeuta e presidente dell'Associazione nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullismo ETS. Dopo una guida alle nuove regole, lo intervistiamo.
Quali sono i primi segnali di un rapporto problematico con social e IA e perché possono incidere su concentrazione e alimentazione?
I primi segnali sono l'isolamento e il molto tempo passato sul dispositivo: il ragazzo cerca ristoro e risposte fuori dalle relazioni. Se a tavola cerca il telefono, è già un campanello d'allarme, perché sta evitando la relazione. Poi c'è lo scrolling sempre più veloce: ci fermiamo solo sui primi aspetti dei contenuti e questo atteggiamento si trasferisce alla realtà, che non riusciamo più a vivere. Vale anche per i disturbi alimentari: essere iperconnessi fa sovrapporre le attività. Gioco alla PlayStation e mangio, scrivo a un amico e mangio. Mangio 'riempiendo', senza più percepire il gusto.
Divieti come in Australia e soglie d'età come nell'EU Kids Act servono?
Sono un pezzo, ma non bastano. Va benissimo che ci si interessi a quello che fanno i ragazzi e che si abbia il coraggio di dare regole. Ma nell'EU Kids Act c'è poco sulla consapevolezza digitale, sull'istruire i ragazzi. Un divieto non accompagnato da una spiegazione serve a poco: gli escamotage si trovano, come mostra l'Australia. E c'è il rischio che i minori si spostino altrove: quando muore un portale, ne nasce un altro. Se dico 'no' alla pornografia senza spiegare, vanno a cercarla dove non ci sono limiti. Se spiego che non ha a che fare con l'amore e quali sono i rischi, vedono altro. Ragione contro suggestione.
Account teen e i controlli parentali: un genitore può davvero supervisionare?
Da genitori siamo responsabili fino a 18 anni di quello che fanno, anche se a 14-15 sono imputabili. Meta fa la sua parte, ma da sola non può funzionare. Tutto ha senso solo se stimoliamo una comunità educante: scuola, genitori, politica e piattaforme. Il genitore dice 'ho creato l'account teen'. Meta dice “ho dato la possibilità di avere l’account minori”. I governi dicono “ho messo i limiti d’età e di tempo”, ma poi chi monitora e soprattutto chi educa? Serve fiducia nel ruolo genitoriale: trovarsi di fronte ai no è frustrante ma necessario. E non basta togliere il dispositivo, serve un'alternativa: fare cose insieme, ascoltandoli davvero e partendo da ciò che piace a loro. Ai nostri Disconnect day incellofaniamo i telefoni all'ingresso: alla fine i pacchetti aperti li riportano gli adulti, i ragazzi stanno bene tra loro. E si comincia da piccoli: se al ristorante diamo il tablet al bambino, a 13 anni ci accorgiamo che sta troppo sul device. Non possiamo digitalizzarli fin dalla nascita perché fa comodo e poi nell’adolescenza accorgerci che ne abusano e togliere i device senza educare prima.
Perché l'IA conversazionale è più rischiosa di un social?
Perché stanno scomparendo l’attesa. L'IA risponde subito, e dietro c'è un chatbot sempre gentile, sempre accondiscendente. Così non impariamo a gestire la frustrazione dell'attesa. E questa è premessa di ogni dipendenza. Nella vita l'attesa è fondamentale: devi aspettare che il pomodoro cresca per mangiarlo. Stiamo andando contro natura. Il rischio è una collettività sempre più isolata: prima c'era la piazza, dove le famiglie si confrontavano, oggi ci sono solo iperluoghi. Se bevo un caffè con un'amica torno piena, se passo lo stesso tempo sul device no.
Se dovesse scrivere una norma europea, cosa metterebbe al primo posto?
La parte educativa, che oggi manca. Va fatta nelle scuole, a partire dalle elementari: non solo l'uso, ma l'educazione all'uso. Noi proponiamo il Patentino digitale, simbolico ma utile, con un percorso che spieghi la componente emotiva degli algoritmi, i rischi delle reti, quanto contribuiamo alla gratuità della rete, da cosa preservarsi, e che dietro l'algoritmo c'è un chatbot. L'educazione digitale è più longeva ed efficace dei limiti imposti.
Image pic by Ron Lach on Pexels
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