I 50 anni di scuola Nuova Educazione: insegniamo ai bambini a credere di essere capace
“Nella nostra scuola le Prove Invalsi sono proposte come un obiettivo di squadra e un gioco di conoscenza di sé”. Un obiettivo raggiunto, a giudicare dai risultati INVALSI delle classi quinte che superano la media nazionale (78,8% per matematica nel 2024/25 e 97,7% per inglese nel 25/26). E un gioco che, racconta Liana La Pietra, Preside della Nuova Educazione, scuola dell’infanzia e primaria paritaria nel centro di Milano, i suoi alunni iniziano a fare già dai 3 anni, “Allenandosi a stare nella riflessione”. Come?
La risposta è un elenco dettagliato, specifico e granulare di azioni. C’è l’utilizzo di materiali naturali e di scarto cui impari a dare nuova vita stimolando il pensiero divergente. C’è il lavoro di drammatizzazione attraverso cui scopri emozioni che fanno parte di te e impari a gestirle. C’è la “materia” vita nella natura (tutta la scuola un giorno al mese fa didattica outdoor) che mostrando la diversità delle specie e delle fasi di maturazione aiuta gli alunni a riconoscersi nella propria individualità e unicità. “La nostra scuola si chiama Nuova Educazione perché, da 50 anni, siamo in continua ricerca educativa”, sintetizza la Preside, “e il porsi domande è anche dei nostri bambini, che qui crescono imparando a esercitare la curiosità e il senso critico”.
Incontriamo La Pietra proprio alla vigilia del cinquantesimo compleanno di Nuova Educazione per capire come questa scuola sperimentale, nata su iniziativa di un gruppo di genitori e oggi gestita dalla cooperativa sociale Aldia, interpreti e risponda ai bisogni educativi dei nativi digitali “Continuando a sperimentare”, spiega la Preside. Per esempio, esponendo i bambini a linguaggi diversi come il coding e la mitologia. “Se il primo, computazionale, insegna a dare istruzioni logiche e precise a una macchina, il rimando al mito, che vive di simboli e di metafore, aiuta i bambini a esprimere valori, paure ed emozioni”, spiega la Preside.
I risultati di questo approccio che fonde la tradizione con la modernità e che inizia l’educazione alla tecnologia sulle lavagne LIM della scuola dell’infanzia e quella alle STEM sul microscopio digitale alla primaria?
La Pietra cita il concorso di astrofisica “C’è pota per E.T” che la sua classe quinta ha vinto ideando e realizzando un messaggio da inviare nello spazio con la codifica Run-Length Encoding (RLE) e il codice binario. E poi torna alle Invalsi. “Il concetto di prova non è una novità per i nostri alunni. Fin da piccoli li abituiamo a riconoscere le loro fragilità oltre che i loro talenti, a riflettere su chi vogliono diventare e ad affrontare piccole prove per riuscirci, imparando a stare nella fatica, anche emotiva, del percorso con cui raggiungi un obiettivo. Lo facciamo assegnando incarichi sociali per gli studenti con cui stimoliamo, di volta in volta, a lavorare su punti di forza o di debolezza. Lo facciamo osservando la natura nel suo faticoso processo di mutazione durante le stagioni. Lo facciamo attraverso il ricorso al mito, che ci insegna come la paura faccia parte dell’uomo e che i popoli, proprio come noi, affrontano delle imprese e in esse si fortificano”. L’obiettivo finale, aggiunge la Preside, “E’ interiorizzare che non devo avere paura di sbagliare e che non c’è giudizio perché l’apprendimento funziona quando avviene in un contesto sereno. Il nostro compito è insegnare ai bambini a credere di essere capace”.
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