ACME Milano: l'Open Lab della Design Week che rivoluziona l'orientamento post diploma
“Non chiedermi cosa studierà tuo figlio in questa scuola e che lavoro farà dopo la laurea, chiedimi chi diventerà frequentandola”. La scuola in questione è l’Academy of Fine Arts and Media (ACME) di Milano, e il suo direttore, Stefano Mirti, sull’orientamento alla scelta post diploma è categorico: “Dobbiamo cambiare le domande che tradizionalmente ci ponevamo perché è mutato lo scenario di riferimento. Non solo l’intelligenza artificiale sta ridefinendo il modo in cui il valore viene prodotto ma non esiste più una corrispondenza lineare tra studio e professione. Oggi non ha più senso ragionare come se il lavoro fosse un puntino sulla mappa, una destinazione precisa”.
Il suo curriculum vitae ne è un esempio evidente: ha studiato da architetto ma fa il designer, è uno dei massimi esperti italiani di comunicazione digitale e social media ma cura libri cartacei, ha diretto la NABA e insegnato design alla Bocconi e in varie altri atenei tra Londra, Berlino, Bangkok e il Giappone ma… “Stop!”, intima, sorridendo, “mettiamola così: più che un mestiere, ai ragazzi oggi consiglio di scegliere una direzione”.
Incontriamo Mirti nella sede di ACME a due passi dall’Arco della Pace, dove si studia progettazione artistica per l’impresa, pittura, scenografia, nuove tecnologie per l’arte, comunicazione e valorizzazione del patrimonio artistico e grafica. Qui, il 22 aprile, in piena Design Week, Mirti accoglierà gli studenti di terza, quarta e quinta superiore curiosi di capire i percorsi triennali e magistrali dell’ Accademia di Belle Arti attiva da 25 anni con un Open Lab. Non un open day tradizionale, ma un invito a partecipare a workshop pratici con i docenti su disegno e pittura, moda, design, fotografia e ad assistere a una lectio magistralis con la scenografa Margherita Palli. Obiettivo: “Fare esperienza diretta del nostro approccio pratico e progettuale. Scoprire che in ACME arte, design, comunicazione, pensiero critico e cultura visiva convivono e si contaminano non come semplice somma di discipline e competenze diverse ma come allenamento continuo per imparare a stare nella complessità”.
Perché serve questo allenamento?
“Perché nel mondo che si sta configurando, dove l’intelligenza artificiale ridefinisce il modo in cui il valore viene prodotto, tutti ciò che è definibile, ripetibile, ottimizzabile può essere assorbito o sostituito. La specializzazione stretta non garantisce più un lavoro. Le competenze specifiche diventano rapidamente vecchie e instabili. Al contrario, chi è in grado di muoversi in ambiti diversi, di costruire connessioni e di cambiare prospettiva ha più opportunità. In uno scenario in cui le informazioni sono sempre più accessibili, il valore non è più nel possedere le risposte ma nel saper individuare le domande che contano. Più che il saper fare, oggi è importante capire perché faccio le cose, con quale scopo, con quale impatto. Per questo in ACME ci interessa formare ragazzi discenti come persone prima ancora che come artisti e professionisti. Per questo vogliamo essere una scuola che ti accompagna a costruisce una postura”.
Cosa significa? E come si fa?
“Per postura intendo una combinazione di sguardo, di metodo e di responsabilità che ti rende capace di leggere i contesti, di formulare problemi, di prendere decisioni anche in condizioni di incertezza. Di agire, appunto, la complessità. Come si insegna tutto questo? Innanzitutto, immergendo i ragazzi nella diversità. Questo per noi significa avere un corpo docente con età, identità, sguardi e competenze diverse, formato da professionisti che lavorano e vivono delle materie che insegnano. Significa non avere test di ingresso e non avere rette esorbitanti, perché in tanti anni di insegnamento nei contesti più diversi ho capito che far intendere agli studenti di essere iper-selezionati, per bravura o per potere d’acquisto, è fare loro un danno: la competenza e il mind set più utile che possiamo insegnare nel mondo di oggi è la curiosità e l’apertura all’altro. Significa, inoltre, uscire dalle aule, considerare Milano come un luogo da fruire facendo lezioni nei musei, negli spazi espositivi, negli studi dei designer e collaborare a progetti veri con aziende importanti affinché gli studenti scoprano e vivano il precipitato professionale di ciò che stanno studiando. Essere immersi nella diversità non significa, tuttavia, essere immersi nella confusione. Ciò che contraddistingue la nostra Accademia sono numeri piccoli e una filiera cortissima tra studente, insegnante, direttore. La porta del mio ufficio è sempre aperta e ogni studente è accolto nella sua unicità. Formare ragazzi discenti come persone vuol dire lavorare anche sugli aspetti emotivi, ma sempre in ottica progettuale. Per citare un esempio: con gli studenti dell’ultimo anno del triennio abbiamo fatto un lavoro di introspezione e di supporto psicologico utile a capirsi e, di conseguenza, a scegliere un progetto di tesi che davvero li rappresenti”.
Certo, da genitore, un figlio che dopo il diploma si dedica alle arti e alla creatività, spaventa…
“Impara a programmare e avrai un mestiere sicuro, dicevamo tempo fa. Ora l’intelligenza artificiale scrive codici. Quando la creazione di valore si sposta dalla competenza alla persona, sono percorsi come filosofia, fisica e le arti che insegnano a pensare, a collaborare, a immaginare e a muoversi tra ambiti diversi. Dietro al mondo del design, della comunicazione e della creatività, inoltre, oggi esistono filiere di lavoro, e di soldi, enormi. Basta pensare al fatto che l’industria dei videogiochi ha superato in fatturato quella del cinema. Basta andare in fiera al Salone del Mobile o a Lucca Comics per rendersi conto di quanti ruoli e mestieri esistono legati al mondo del design e del fumetto”.
Torniamo al suo invito iniziale, scegliere dove studiare non vuol dire solo scegliere cosa imparare. Che altre domande bisogna porsi?
“Con chi voglio crescere? C’è un aspetto del mercato del lavoro che spesso viene sottovalutato quando si parla di formazione. Secondo un’indagine di Linkedin del 2023, il 70% delle opportunità professionali nasce da relazioni e non da candidature formali. Scegliere una scuola post diploma significa scegliere un percorso e, al tempo stesso, la propria tribù: docenti, compagni di corso, colleghi di progetto. Come dicevo, in ACME abbiamo scelto di non avere test di ingresso e di non avere rette esorbitanti. Per l’anno accademico 2026/2027 abbiamo 3 borse di studio finanziate direttamente dall'Accademia, Valore ACME, una a copertura totale della retta di frequentazione del primo anno e 2 a copertura parziale (del 60% e 40%). Sono dedicate agli studenti che hanno preso il diploma di scuola superiore nel 2024/2025 o 2025/2026 e sono assegnate per merito in base alla presentazione di un progetto creativo sviluppato in base a un brief dato dai docenti. Oltre alle borse Valore ACME ci sono borse regionali attive, tutte le informazioni si trovano sul nostro sito https://acmemilano.it/borse-di-studio/. I costi del corrente anno accademico sono i seguenti: tassa Regionale Lombardia: 190 euro; quota di iscrizione 350 euro; quota di frequenza (legata all'Indicatore ISEE) con ISEE fino a 60mila euro 1 anno quota annuale 4500 euro ovvero 3 rate da 1.640 euro, con ISEE superiore a 60mila euro 1 anno quota annuale 5.500 euro ovvero 3 rate da 2.010 euro".
Per partecipare gratuitamente all’Open Lab clicca qui
Pic by ACME, il direttore Stefano Mirti con alcuni studenti
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