Pagella del primo trimestre alle superiori: come affrontarla senza drammi
“Uno dei colleghi più bravi con cui ho lavorato mi raccontò che le sue scuole superiori erano durate sette anni e non cinque…” Parte da questo aneddoto Domenico Squillace, storico preside del liceo Volta di Milano, oggi preside dell’Istituto Cloe Giani e consulente del centro familyfriendly Cart Onlus, per parlare di uno dei momenti più delicati dell’anno scolastico: l’arrivo della pagella del primo trimestre alle superiori. Quindi come genitori nessuna reazione a una pagella di primo trimestre “brutta”? “La pagella negativa a gennaio non è un dramma, è una sveglia che suona. Serve a capire cosa è successo, non a drammatizzare. Bisogna raffreddare gli animi, ma allo stesso tempo restare saldi sul valore della fatica, che deve continuare a esserci", spiega Squillace. Il messaggio è chiaro: si può fare fatica senza essere torturati, ma la fatica fa parte del percorso di crescita e di studio.
Come dovrebbero affrontare i genitori la pagella del primo trimestre?
Una pagella brutta non è mai la fine del mondo. La scuola dura cinque anni, ma se ne dura sei non è un dramma. Succede anche all’università: laurearsi fuori corso è oneroso, certo, ma quando poi arriva la laurea nessuno fa tragedie. Io sono per “raffreddare” anche alle superiori. Spesso, però, la bocciatura o la brutta pagella di fine trimestre è vissuta peggio dagli adulti che dai ragazzi. È una ferita narcisistica, di mamme e papà che vedono incrinarsi l’idea del piccolo genio di casa. I ragazzi, invece, reagiscono con rabbia e malumore, ma molto dipende da come la famiglia affronta la situazione: sta ai genitori non drammatizzare.
Una brutta pagella a gennaio vuol dire bocciatura?
La risposta è netta: no. La pagella negativa dopo un trimestre non è una bocciatura. Siamo a gennaio e davanti c’è un intero pentamestre. È solo una sveglia. L’atteggiamento giusto è quello del confronto: sedersi con i figli, parlare e costruire un piano concreto. Come ci organizziamo? Servono ripetizioni? Se hai studiato davvero, cosa è andato storto? Manca il metodo di studio? La parola chiave, ancora una volta, è comprendere, non drammatizzare.
Pagella del trimestre alle superiori sì o no?
Non tutte le scuole prevedono la pagella del trimestre. Alcune hanno un solo periodo con valutazione finale. Ma il sistema trimestre + pentamestre è molto utile. Fare gli scrutini a gennaio invece che a febbraio dà ai ragazzi più tempo per capire cosa non ha funzionato e intervenire. Il periodo unico, invece, può essere “un miraggio pericoloso”. Il rischio è che i ragazzi rimandino l’impegno serio sempre più avanti. E con un tempo così lungo si finisce per procrastinare all’infinito. La pagella intermedia è un dato di realtà fondamentale. Spesso i ragazzi, anche quelli bravi, non hanno una percezione realistica del proprio rendimento. Un riscontro ufficiale, anche una scheda intermedia, aiuta ad ancorarsi alla realtà. Un anno con una sola pagella finale può funzionare solo se accompagnato da feedback formali durante l’anno. Altrimenti succede come con le diete o con lo smettere di fumare: si comincia sempre lunedì. E quel lunedì arriva quando è troppo tardi.
Come dovrebbe cambiare la scuola per evitare il momento ansia da pagella?
La scuola dovrebbe ripensare i tempi della valutazione. Io tornerei ai trimestri, con più valutazioni ufficiali che spezzano l’anno e meno verifiche e interrogazioni sparse nell’anno. Un modello più simile a quello universitario, con date certe e periodi di verifica definiti, aiuterebbe i ragazzi a organizzarsi e a responsabilizzarsi. Oggi, soprattutto nei licei, ci sono troppe interrogazioni e verifiche: una ripetizione di schemi vecchi che andrebbero ripensati.
In un periodo di grande fragilità dei ragazzi la pagella può diventare un’ansia in più da gestire?
Viviamo in una società fragile e incerta, spesso indifferente a ciò che accade intorno ai ragazzi. C’è un ripiegamento eccessivo su se stessi, sulle relazioni intime, e poca attenzione al mondo. Ma non è una generazione fragile e guai a dire “ai nostri tempi però…”. I giovani sono sempre buoni, bravi e intelligenti. Hanno energia e tempo. È il ripiegamento su se stessi – anche dei genitori – che rende più ansiogeno anche il momento della pagella.
Perché i genitori hanno così paura del momento pagella?
Perché i genitori hanno paura del futuro: del lavoro, dell’università, delle scelte che verranno. Pensano che, se il figlio non va bene a scuola oggi, domani non farà strada. Il problema è la doppia richiesta incoerente: voler proteggere i ragazzi da ogni fatica e insuccesso, ma allo stesso tempo prepararli alla vita. Non si possono tenere insieme entrambe le cose. La scuola è anche sacrificio. O facciamo una scuola solo accudente, o facciamo una scuola che punta seriamente alla preparazione. La via di mezzo però esiste: si studia, si fa fatica, ma non si viene tormentati. Però la fatica, quella sì, va fatta.
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